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Il Prof. Pietro Grassi della Pontificia Università della Santa Croce in Roma, presenta il tema del Convegno di Bioetica del prossimo settembre
“Senso umano e bioetica clinica: pensare la sofferenza nella dimensione della complessità”, è il titolo del I Convegno Internazionale di Bioetica che si svolgerà a Noto nei giorni 10 e 11 settembre 2010. Numerosi relatori si interrogheranno sulle profonde trasformazioni sociali, familiari ed etiche che attraversano la nostra società, ponendo all’attenzione le diverse dimensioni di fragilità umana nella malattia, intesa quest’ultima sia come realtà biologica, sia come esperienza individuale, cercando di indagare, in particolare, il significato attribuito alla malattia, le percezioni e le esperienze della persona malata, le possibili reazioni personali, interpersonali e nei confronti della malattia stessa, vissuta nelle sue dimensioni culturali e come fatto sociale. Negli ultimi quarant’anni la scienza medica ha fatto così tali progressi da far maturare in molti la convinzione che la gestione della vita, della morte e della malattia sia riconducibile soltanto ad una questione di abilità tecniche, creando quindi profonde modificazioni non solo nel nostro modo di vivere, ma anche nel nostro modo di pensare la vita e la morte. La stessa possibilità di prolungare la vita dei malati più gravi, acquisita negli ultimi decenni grazie alla tecnologia medica, ma anche la possibilità di influire sulle modalità del loro morire, rende sempre più necessario l’approccio etico al caso clinico perchè sempre più sovente ai dilemmi terapeutici si sovrappongono dilemmi di ordine etico. Dopo un periodo in cui la bioetica è stata dominio esclusivo di pochi specialisti addetti ai lavori, oggi i concetti ed i principi di questa disciplina, hanno valicato gli ospedali e le aule dei parlamenti ed hanno raggiunto l’opinione pubblica. Ma resta da chiedersi quale crescita di responsabilità si avverte nelle persone di fronte alle questioni poste dall’incedere incalzante dello sviluppo della scienza ? Quanti ancora considerano valida l’affermazione che ciò che è scientificamente possibile deve essere anche eticamente lecito? Con quali strumenti una persona può spingersi a discernere le proprie scelte ed orientare il senso di una decisione? Quando l’uomo, a prescindere dal suo sesso, età, stato sociale, religione, si viene a trovare in situazioni di grande dipendenza, sente dentro di se un unico grande desiderio: quello di essere aiutato, accolto, amato. Vulnerabilità e cura non sono mai separabili, anzi la cura, anch’essa fragile esperienza di sostegno e di accompagnamento al dolore e alla sofferenza, è proprio la constatazione della radicale limitatezza dell’esistenza umana. Tutto ciò è particolarmente complesso per una cultura che in genere non pensa alla vita nell’orizzonte del limite. Diventa sempre più necessario acquisire un’adeguata formazione per comprendere e colmare la distanza tra l’informazione e la riflessione sulle problematiche bioetiche, come su altri temi nel campo sociale,economico, politico e scientifico ed a questo è chiamata ogni persona responsabile. Scopo del Convegno vuole essere quello di accrescere l’efficacia e le competenze necessarie alla comunicazione tra gli operatori sanitari ed il malato e fra l’istituzione sanitaria ed i cittadini, restituendo alla persona che soffre e che cerca aiuto la sua soggettività, aiutandola in modo eticamente adeguato a riguadagnare una sua soggettività. In tale ottica una riflessione sulla cura e sulla sofferenza nelle sue diverse dimensioni non può più essere circoscritta all’interno dei soli parametri tecnici-scientifici ma deve sapersi aprire alle diverse scienze umane e culturali: solo così potrà essere possibile andare al di là delle apparenze e vedere la vera persona dietro ciò che maschera il suo viso.
Prof. Pietro Grassi
