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La prolusione del vescovo mons. Staglianò

"Chi è la persona umana?"   versione testuale
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Riflessione scientifica, animata da una piena e consapevole partecipazione di qualificati attori (scienziati, docenti universitari, ricercatori, medici, infermieri, operatori socio-sanitari, avvocati, insegnanti, presbiteri, diaconi,équipe organizzativa, liberi auditori, ecc.), ma anche segno, per molti aspetti nuovo e profetico, di un più ampio respiro ecclesiale, culturale e formativo che ha contribuito non poco al risveglio di un nuovo ed attuale orizzonte di dialogo tra fede, scienza, filosofia, magistero cattolico e le nuove sfide educative della società contemporanea. Sembrano questi i tratti principali del Convegno di Bioetica voluto dal Vescovo. Una chiesa netina, dunque, che non rifiuta, anzi, ricerca e promuove la sinergia costruttiva e la vera comunione  tra le varie risorse presenti nel territorio al fine di maturare, al suo interno, un più alto e cristiano senso umano capace di declinarsi nelle varie forme della problematica antropologica odierna. Dopo i consueti indirizzi di saluto, il nostro Vescovo mons. Antonio Staglianò, ha avviato i lavori del Convegno con una sua magistrale Prolusione, discorso inaugurale che ha introdotto ed orientato significativamente le attività scientifiche previste illustrando l’imprescindibile dimensione umana e cristiana che deve poter animare l’ethos di qualsiasi riflessione biomedica sull’uomo. L’uomo come questione sempre aperta e mai negoziabile: i nuovi interrogativi veicolati dalle tecnoscienze e la possibilità di intervenire profondamente sul corpo dell’uomo, sembrano incrinare drammaticamente la consapevolezza di chi sia l’essere umano, facendo oscillare la riflessione tra la richiesta di riconoscimento e il desiderio della progettazione. Prendendo spunto da un celebre interrogativo agostiniano, tratto dal libro X delle Confessiones, <>, io stesso sono diventato un problema per me, mons. Staglianò ha messo in rilievo come il contesto scientifico e tecnologico sia diventato occasione per una rinnovata attenzione al tema dell’identità della persona umana. Il maggiore fraintendimento del nostro contesto culturale deriva da un’errata e riduttiva domanda: non che cosa è (quid?), ma chi è (quis?) la persona umana vivente? Nel rispetto delle distinzioni disciplinari e dei piani di indagine, la riflessione teologica, filosofica e scientifica è interpellata su nuovi fronti tematici: il ruolo e la bellezza della corporeità umana nell’identità personale si offre come privilegiato tema di confine per articolare qualsiasi discorso sull’umano. L’immagine dell’uomo così come emerge nel dibattito sulla questione mente-corpo; l’azione nelle sue diverse forme come luogo in cui si manifesta, anche nell’esperienza e attraverso l’esperienza della sofferenza e della malattia, la complessità dell’umano; il corpo nelle prospettive di manipolazione e modificazione proposte nelle biotenologie; la dignità e la bellezza della persona umana inserita nelle dinamiche sociali e relazionali (non uno stare accanto all’altro, ma un vivere nell’altro); il superamento delle visioni meccanicistiche e dualistiche del soggetto umano; la maturazione consapevole di una visione integrale e integrata dell’uomo come persona vivente; la precarietà illusoria di ogni tentativo definitorio di ciò che siano l’uomo e la sofferenza umana; la ri-valutazione della nostra razionalità; il passaggio dal “to cure” (curare la malattia) al “to care” ( prendersi cura della persona malata): sono stati alcuni tra i nodi problematici che il nostro Vescovo ha illustrato con un linguaggio chiaro, deciso e appassionato. Con la sua ricca Prolusione mons. Staglianò non ha voluto esprimere dei contenuti di mero carattere scientifico, quanto piuttosto comunicare un’icona di modello ecclesiale che accoglie, dialoga e interpella la scienza all’interno di uno scambio fruttuoso e reciproco. Ma quale dialogo? Certamente non quelli che promuovono le visioni nichilistiche e relativistiche dell’uomo! Ogni dialogo che sia orientato al bene e alla verità dell’umano non può che essere accolto e promosso favorevolmente.
Domenica 26 Settembre 2010
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