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bilanci, commenti e proposte dei partecipanti

Noto - Sala Gagliardi. Il prof. Balzaretti e parte dei convegnistiQuale l’eredità del primo convegno di bioetica di Noto nella coscienza e nella vita di chi, oltre 250 persone, vi hanno partecipato?
A margine delle relazioni abbiamo raccolto impressioni, commenti per dare uno sguardo alla spendibilità del convegno nella quotidianità.
“Il convegno, dice Valentina Vasques biologa, è stato un’occasione per capire chi è l’uomo: non c’è bioetica, non c’è cultura se non si ritorna all’uomo. Le relazioni ci hanno riportato al binomio bioetica-amore, prerequisito imprescindibile della bioetica clinica in cui il curare e il prendersi cura con spirito di servizio devono coincidere”.
La riscoperta dell’amore per l’uomo declinato nelle esperienze della vita è un po’ il frutto migliore del convegno nelle testimonianze dei più. “Siamo stati guidati per mano a recuperare il senso della professione del medico spesso trascurato” ci dice Mario Alì presidente dell’associazione medici di famiglia di Noto.
Sulla stessa lunghezza d’onda ma verso un orizzonte ancora più largo Giuseppina Leontini pediatra che ha sintetizzato il convegno come “una riflessione sul senso della vita, su dove siamo e dove stiamo andando” e come “un invito improcrastinabile all’umanizzazione dei vari ruoli sociali dal medico, all’infermiere, al semplice laico impegnato”.
Di spendibilità quotidiana del convegno ha parlato pure Maria Concetta Noto, medico nonché componente dell’ufficio pastorale per la salute della diocesi di Ragusa: “Abbiamo tratto dal convegno anche spunti interessanti per l’organizzazione della rete di volontari che a Ragusa stiamo avviando a sostegno degli anziani ricoverati nelle case di riposo. Riflessioni importanti sono state fatte anche sulla sanità che deve essere qualità dei servizi erogati. Le logiche della politica che gestisce la sanità in Sicilia non sempre permettono alle ottime risorse professionali e umane che pur abbiamo di generare e tutelare la qualità dei servizi sanitari”.
Rita Fabrini, biologa di Roma, ha ancora parlato del convegno come di “un invito forte alla serietà, a lavorare per il dialogo, nella consapevolezza che il dialogo senza formazione resta sterile”.
Un richiamo alla serietà e alla profondità dello sguardo verso l’altro quindi l’eco più importante del convegno. Un richiamo che si è snocciolato in tutto il percorso compiuto nei due giorni nei meandri della vita quotidiana: dalla superficialità con cui si affronta l’ “impiccio” della gravidanza, alla pedofobia delle nostre società, ai problemi riguardanti l’educazione e i ruoli genitoriali, dall’approccio sbagliato verso la malattia e la disabilità, all’indifferenza verso la morte e verso i malati, al senso di paura diffuso, ai volti drammatici delle liste d’attesa, dall’urgenza di una struttura etica per i manager sanitari, alla superficialità con cui ci si rapporta agli anziani, all’esigenza improcrastinabile di recuperare il confine dell’intimità e della vita pubblica, il senso delle radici e dell’oikos.
“La forza del convegno di Noto, hanno ribadito tutti, relatori compresi, è l’aver coniugato la riflessione teorica alle prospettive e indicazioni concrete”. Ma non solo questo tra i punti di forza: “Ciò che ci rende ottimisti sui frutti del convegno nel territorio, dice Angelo Picicuto, medico, è stata la partecipazione di tantissima gente di diversa estrazione culturale e sociale, partecipazione che ci rende ottimisti sulla possibilità di confrontarci e crescere insieme sui problemi che si pongono”.
Nella stessa direzione si sono espressi pure Edoardo Travali, medico, che elogiando l’ottima organizzazione ha fatto però notare l’assenza dei direttori e dei manager sanitari locali, mentre Giuseppe Testa, medico, ha suggerito più tempo da destinare al dibattito.
Proposte tutte per migliorare un evento che ha avuto molto gradimento e risonanza nel territorio e che sarà senza dubbio il primo di una serie di convegni per accendere a Noto, nel profondo sud, un investimento etico di lungimiranza e di civiltà. “Il successo del convegno, dice il responsabile dell’organizzazione Pino Malandrino, è stato dettato dalla passione con cui tutti noi, il vescovo Staglianò in primis, abbiamo lavorato e ci abbiamo creduto: per questo pensiamo già alle prossime edizioni”.
“Il convegno, ha sintetizzato in una metafora il direttore scientifico Pietro Grassi, deve essere un treno che passa in una stazione di notte e lascia delle luci accese dietro di sé”. E delle luci si sono accese: la possibilità di istituire un comitato diocesano di bioetica per non lasciare sole le persone e le famiglie dinanzi ai dilemmi etici potrebbe essere solo una di queste luci, le altre luci restano accese negli interrogativi che giungeranno alla vita dei tantissimi partecipanti.
Domenica 26 Settembre 2010Giuseppina Franzò
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