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Noto . Riaperta la Chiesa dell’Ecce Homo al Pantheon   versione testuale
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La cerimonia di riapertura della Chiesa dell’Ecce Homo al Pantheon, dopo i lavori di ristrutturazione, non poteva avvenire in una data più significativa, il 4 novembre, in occasione della celebrazione della Giornata delle Forze armate e dell’Unità nazionale. Nel manifestare il compiacimento della comunità diocesana per la restituzione al culto di un altro edificio, il Vescovo Antonio ha voluto sottolineare come nella chiesa ancor prima degli aspetti organizzativi, in grado di produrre anche effetti giuridici, contano gli aspetti umani. Il termine stesso di “Chiesa” indica prima il convenire delle persone intorno all’Eucaristia del Signore e poi il luogo dove i cristiani si radunano per celebrare il rito. Così che, ha detto, “La Chiesa cattolica è questo miracolo che non si vede nella ritualità e nell’organizzazione; la vedi lì dove si trova: nelle persone che si riuniscono per mostrare che si amano come Gesù ha amato”. In questa chiesa, ha sottolineato il Vescovo, “non ci sono solo le tombe dei caduti in guerra, ci sono i resti di quelle persone che hanno lasciato segni di corporeità: amore , passione, sacrificio”. La Chiesa, ha continuato, è uno spazio di amore, di prossimità e di vicinanza. È un luogo dove la gente trova casa, dove respira, per ritornare a vivere la famiglia e il lavoro, l’impegno sociale e la vita di carità, con più amore e speranza. “ Potessimo avere, ha esclamato, nelle tante belle chiese che possediamo, persone che si riuniscono non solo per il rito, ma per dare corpo a quel sacrificio d’amore che si celebra”. Rivolgendosi, infine, ai fedeli e alle autorità civili e militari, Mons. Staglianò ha esortato “ a fare ognuno quello che deve fare a partire dal ruolo che ha e realizzi quel principio cristiano che è pratica concreta dell’amore”. Lo scopo ultimo, infatti, è “ fare vivere l’amore di Gesù nel cuore degli uomini”.
 
 
C’è voluta qualche settimana in più del previsto, almeno stando all’effettiva consegna dei lavori avvenuta a luglio 2016, ma quello che è più importante è che il portone centrale sia tornato a riaprirsi e un’intera comunità parrocchiale possa riabbracciare la propria chiesa. E, non ultimo, anche per le 19 lapidi di altrettanti caduti in guerra che si trovano dentro la chiesa: il loro sacrificio per la Patria non può passare inosservato e i giovani di oggi avrebbero tanto da approfondire e conoscere.
Cerimonia sobria ma comunque elegante per la riapertura della chiesa dell’Ecce Homo. Mons. Staglianò ha celebrato la solenne messa del 4 novembre, giorno dell’unità nazionale e della festa delle forze armate, e poi ha benedetto la chiesa. Domenica sera, poi, l’abbraccio di tutta la parrocchia, con la consueta messa vespertina presieduta dal parroco don Sebastiano Boccaccio e a cui hanno partecipato i tanti fedeli che per quasi 3 anni hanno atteso questo momento. In questi 3 anni si sono dovuti “accontentare” dell’oratorio Sacra Famiglia di via Salvemini.
La storia, purtroppo, è di quelle già sentite e per riassumerla basterebbe dire che i fondi con cui i lavori di messa in sicurezza sono stati realizzati, arrivano direttamente dalla famosa legge 433 della Protezione Civile, la legge che ha permesso il restauro e la ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma del 13 dicembre del 1990. I fondi stanziati per l’intervento nella chiesa di proprietà del Fondo edifici di culto si aggirano intorno ai 350mila euro e la consegna dei lavori è avvenuta soltanto nel luglio 2016. Un contenzioso sul team di progettazione ha costretto l’avvocatura distrettuale dello Stato ad acquisire documenti e atti per poi pronunciarsi sulla questione, sbloccandola, di fatto, soltanto nel 2016. Ovvero quasi dopo due anni dalla chiusura della chiesa. Basti pensare che la sera in cui fu eletto Papa il cardinale Bergoglio (il 13 marzo 2013), la chiesa era ancora aperta e accoglieva un momento di preghiera in preparazione alla Pasqua.
Da allora, fortunatamente, solo buone notizie. A luglio la consegna dei lavori alla ditta specializzata che li ha eseguiti mettendo in sicurezza l’edificio e ripristinando gli scivoli per l’accesso dei diversamente abili. Un altro edificio simbolo ritorna a splendere. E pazienza per i ritardi e le polemiche. Anche mons. Staglianò ha chiesto di dimenticare e perdonare.
 
Ottavio Gintoli
 
 Omelia di Mons. Antonio Staglianò link video


Lunedì 6 Novembre 2017
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