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Esequie di don Salvatore Giordanella. Il Vescovo: in faccia alla morte, un corpo incorruttibile si edifica e risplende nell’amore


Sono stati celebrati stamattina, mercoledì 8 luglio 2020, sul sagrato della chiesa del SS. Salvatore in Jungi-Scicli, i funerali del parroco don Salvatore Giordanella, venuto a mancare nella notte di domenica scorsa, 5 luglio, dopo un lungo periodo di malattia e dopo 50 anni di ministero esercitato a Pachino, Modica e infine nella parrocchia di Jungi.
 
A presiedere le Esequie, il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò; a concelebrare, il vicario generale, monsignor Angelo Giordanella, il parroco don Davide Lutri e numerosi sacerdoti che hanno voluto porgere il saluto cristiano al loro confratello.
 
Presenti tanti parrocchiani di Scicli, Modica e Pachino, dove don Salvatore è stato parroco e un gruppo di sacerdoti e suore della diocesi africana di Butembo-Beni, gemellata con la diocesi di Noto, dove don Totò - come era affettuosamente chiamato - si è tante volte recato, profondendo le migliori energie umane e spirituali per le popolazioni locali.
 
Nella sua omelia, il vescovo ha ricordato l’ineluttabilità della morte che prima o poi arriva per ogni uomo, tuttavia - ha rimarcato monsignor Staglianò - in forza dell’evento pasquale della morte e della resurrezione di Gesù, i credenti sono “più che vincitori” (Rm 8,37) rispetto al suo “pungiglione”, e la vittoria del cristiano è questa: l’edificazione di un “corpo incorruttibile” che in faccia allo sfacelo operato dalla morte, cresce già nelle opere belle compiute in vita, per poi splendere in pienezza nella beatitudine eterna in Dio.
 
“Noi possiamo dire e sperare questo per don Salvatore” ha dichiarato il presule, e come immaginando un dialogo tra Dio e don Totò, ha proseguito: “Don Salvatore, ora al cospetto del Padre, si meraviglierà della luce del suo corpo incorruttibile, sproporzionata rispetto alla condizione di limite e di fragilità della propria condizione umana e dirà a Dio: ‘Forse hai esagerato a darmi una luce così potente!’; ma il Padre gli risponderà: ‘Salvatore, è tutta tua questa luce, perché nella tua vita di sacerdote hai praticato il bene, l’amore, il perdono, l’obbedienza al vescovo, la comunione con lui e con i tuoi fratelli presbiteri! Ho conosciuto anche le tue debolezze e miserie, ma adesso prendi parte alla mia gioia!”.
Monsignor Staglianò ha dunque esortato i presenti a cogliere nella morte di don Giordanella, lo sprone per vivere la propria esistenza sulla via tracciata da Cristo, via di resurrezione e vero antidoto contro la morte; poi ha ricordato la sofferenza di don Salvatore nel tempo della malattia e la cura amorevole e premurosa che la sua comunità, insieme a don Davide Lutri - il parroco in solidum della parrocchia di Jungi che lo ha servito alla maniera di Gesù che ha lavato i piedi ai suoi discepoli - gli ha riservato nel momento del bisogno.
 
Il vescovo ha inoltre confidato come don Giordanella sia stato un aiuto per lui nell’esercizio del suo ministero, per comprendere ed esercitare più decisamente - come guida della Chiesa di Noto - la paternità di Dio e per questo ha invocato dal cielo, l’aiuto di don Totò, perché si cementi sempre meglio la comunione fraterna tra il vescovo e i presbiteri.
 
Infine monsignor Staglianò ha consegnato ai presenti una suggestiva metafora della vita umana, quella dell’acqua che fluisce generosamente. L’acqua scorre e la vita finisce; tuttavia la nostra esistenza può essere come una cisterna, che contiene acqua fino a un certo punto e poi si prosciuga oppure come un pozzo, dove l’acqua finisce, ma non la sorgente che continuerà ad alimentarlo.
 
Al termine della celebrazione e prima dell’aspersione e dell’incensazione del corpo, don Salvatore Cerruto, per diversi anni impegnato in loco nella pastorale del gemellaggio con la Chiesa di Butembo-Beni, ha dato lettura del messaggio di cordoglio del vescovo di quella diocesi, mons. Melchisedec Sikuli Paluku, il quale ha espresso la sua prossimità alla diocesi di Noto e ai familiari del defunto, assicurandone il ricordo orante. Poi un gruppo di sacerdoti e di suore di Butembo, in esperienza pastorale nella nostra diocesi, hanno intonato un canto tradizionale congolese sul salmo del Buon Pastore.
 
Infine tra due ali di folla commossa e grata al Signore per il dono di don Totò, il corpo corruttibile di questo amato sacerdote, portato a spalla dai suoi confratelli sacerdoti, avanzava “tra i primi fino alla casa di Dio”. (Sal 42)
 
 
 

Alessandro Paolino

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 08-LUG-20
 

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