«TESTIMONI DELL’AMORE»

Omelia nella Celebrazione Eucaristica della VI Domenica di Pasqua. Basilica Cattedrale
05-05-2024

Carissimi fratelli e sorelle risuona ancora oggi, nella liturgia del Giorno del Signore, la forza travolgente del messaggio pasquale del Risorto: la pace del Signore raggiunge la vita di tutti i popoli perché, come annuncia l’Apostolo Pietro, «Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga». E, così come viene narrato negli Atti degli Apostoli, la casa di Cornelio, un pagano, diventa lo spazio senza confini in cui, lo Spirito Santo, scendendo su tutti i presenti e sorprendendo l’umano pensare, opera le Sue meraviglie.

La nostra missione è testimoniare l’amore di Dio nel cuore dell’intera famiglia umana. Questo processo ha lo scopo di permettere alla Chiesa di testimoniare il Vangelo soprattutto a coloro che vivono fuori, nelle periferie sociali, economiche, geografiche, esistenziali e spirituali del nostro mondo.

Per tale motivo San Giovanni, nell’Epistola, esorta i credenti alla scoperta della vera identità dell’amore. «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi». E il volto dell’amore di Dio, lo si scorge nei tratti del Verbo Divino che facendosi carne ed entrando nel mondo, ha amato e abbracciato tutti, in modo particolare, i piccoli, i poveri e gli indifesi, ha donato Se stesso, la Sua amicizia, vicinanza, prossimità e tenerezza.

Durante l’Ultima Cena, come si legge nel Vangelo di Giovanni, Gesù consegna ai discepoli il cuore della Buona Notizia. Li esorta a rimanere nel Suo amore e ad accogliere i Suoi comandamenti, così come Lui è stato fedele al volere del Padre ed è rimasto nel Suo amore. Gesù vuole che la gioia dei discepoli sia piena, completa, duratura e conclude affermando che non sono stati loro a scegliere Lui, ma è Lui che ha scelto loro, invitandoli a non aver paura e a portare abbondante e generoso frutto nella stagione della missione.

La liturgia della Parola odierna ci presenta due luoghi significativi dove il nostro essere discepoli del Signore può illuminare la storia di tutti: la casa di Cornelio, un ambiente pagano e il Cenacolo, la «stanza al piano superiore». Il primo: ciò che sta fuori e dice la quotidianità del nostro stare nel mondo da seguaci di Gesù – la casa di Cornelio – il secondo: il luogo della grazia – il Cenacolo – dove l’amore è stato istituito come sacramento e la lavanda dei piedi come stile di servizio ecclesiale.

Da cristiani avvertiamo la responsabilità di essere fedeli missionari del Vangelo sia nelle nostre comunità sia dentro il cuore ferito di chi ha deciso di stare lontano da Lui o è stato scartato da logiche poco evangeliche.

Scrive Papa Francesco: «Incontrare Gesù per noi cristiani, significa, incontrarsi con il suo amore. Questo amore ci trasforma e ci rende capaci di trasmettere agli altri la forza che ci dona. In qualche modo potremmo dire che dal giorno del Battesimo viene dato a ciascuno di noi un nuovo nome in aggiunta a quello che già danno mamma e papà, e questo nome è “Cristoforo”: tutti siamo “Cristofori”!» (30 gennaio 2016).

«Portatori di Cristo», significa, farsi portatori della Sua misericordia: «dare la vita», questa la vera risposta che la Chiesa offre al mondo prendendosi cura di tutti con appassionata e compassionevole sollecitudine.

Il prossimo 15 maggio 2024 inizieremo le celebrazioni per il 180° anniversario di fondazione della nostra amata Diocesi. Noto, infatti, fu eretta come Sede Vescovile da Papa Gregorio XVI, il 15 maggio 1844.

Siamo grati al Signore Misericordioso per il dono della fede che ha accompagnato la storia di questa meravigliosa terra fin dai primi secoli di vita del Cristianesimo suscitando germogli di santità e di carità apostolica.

Sono stati tanti, infatti, i volti, le vicende, le soste e gli slanci pastorali che hanno arricchito il calendario spirituale e pastorale della Chiesa netina: da San Corrado Confalonieri, al Venerabile Giorgio La Pira e al Servo di Dio Nino Baglieri.

Nello scorrere del tempo, in questo tempo sinodale, siamo entrati in relazione con gli altri attraverso una fitta rete di valori comuni, di modi di pensare e di tessere trame fraterne e solidali. Essere misericordiosi, vuol dire, intervenire in tutti i campi perché rifiorisca la pace con progetti e gesti concreti di riconciliazione.

Prendendo sul serio il nostro essere cristiani, impegnandoci a vivere da credenti, il Vangelo può toccare il cuore delle persone e aprirlo a ricevere la grazia dell’Amore, a ricevere la misericordia di Dio che accoglie tutti indistintamente. Amen!